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La tenuta è di
proprietà della famiglia Misley fin dalla prima metà del
‘600 ed è stata abitata nei suoi diversi edifici rurali da
numerose famiglie contadine che nei secoli hanno saputo
trarre buon sostentamento dalla fertilità delle sue terre.
La famiglia
Misley originaria di Campiglio ha la sua residenza storica
nella vicina località di Forbara nel territorio della Pieve
romanica di Denzano. Il ceppo originario viene fatto
risalire ad un nucleo di cattolici immigrati
dall’Inghilterra dopo l’Act of Supremacy di Enrico VIII
(1527). La storia della famiglia si è quindi strettamente
legata a quella modenese sia per la perdurante residenza
nella zona che per l’impegno sociale e politico di numerosi
suoi componenti. La tenuta giunge
infine in eredità ad Olga Misley alla morte del padre Ing.
Renzo nel 1993 quando i terreni erano ancora condotti da
storiche famiglie mezzadrili divenute affittuarie. Presa in
mano direttamente la conduzione dell’azienda agricola Olga
Misley realizza nel 1999 un primo importante intervento di
valorizzazione ambientale mediante una forestazione di oltre
6 ettari a tutela del crinale e dell’ampliamento del polmone
verde attorno ai fabbricati rurali della tenuta.
I terreni
coltivabili vengono fatti oggetto di una profonda opera di risistemazione
fondiaria con ampie opere di ruspatura e di sistemazione
idrogeologica e con la tracciatura di una nuova carrabile
aziendale che ora attraversa la tenuta
nella sua lunghezza. Il lago che chiude la tenuta a nord est
è stato bonificato e reso più facilmente raggiungibile.
In linea con
quanto già fatto, l’attuale proprietà intende oggi dare
nuovo valore e sviluppo alla zona secondo un progetto
immobiliare che nasce non solo da valutazioni economiche e
finanziarie ma anche dai legami affettivi e storici che la
legano al territorio.
Enrico
Misley
Uno dei più illustri personaggi della famiglia fu l’eroe
risorgimentale Enrico Misley (Modena 1801- Barcellona 1863)
grande patriota e mente ideatrice insieme a Ciro Menotti,
dei Moti carbonari accaduti a Modena nel 1830/31. Enrico
Misley “fu il primo a pensare di poter realizzare il
desiderio dei poeti e a concepire un piano politico per
ottenere l’indipendenza e l’unità d’Italia…… Il Misley si
può considerare il precursore, l’apostolo ed il profeta
dell’indipendenza e dell’unità d’Italia ” (così Henri De
Latorre, A la libertè, Parigi 1908,).
Dopo la rivoluzione francese del luglio 1830 che aveva
determinato la fine del regno di Carlo X e, su proposta del
Parlamento, l’ascesa al trono di Luigi Filippo D’Orleans,
sulla Francia si indirizzarono le speranze dei liberali
europei. In Francia si era costituita una Lega cosmopolita
di cui faceva parte il Comitato per l’emancipazione italiana
centro politico delle strategie rivoluzionarie.
L’avvocato
Enrico Misley partecipò sulle barricate al luglio francese e
promosse all’interno della Lega la causa italiana mantenendo
contatti con gli esuli francesi ed inglesi e con il Duca di
Modena Francesco IV che inizialmente parve garantire al pari
della Francia il non intervento in caso di insurrezione.
Negli ultimi giorni del gennaio 1831 il Comitato cosmopolita
di Parigi diramava le istruzioni per l'insurrezione che
doveva scoppiare contemporaneamente, a Bologna, a Modena e a
Parma.

Il Misley scriveva al
Menotti:
"Nella Corsica stanno per essere sbarcati
circa cinquanta-sessantamila fucili e la legione italiana. Due navi da guerra
francesi sono dirette nelle acque di Livorno dove sbarcherà il Comitato
direttore della italiana rivoluzione..”
Ma i preparativi a lungo studiati
furono inutili e nella notte del 3 febbraio 1831 la rivolta capeggiata da Ciro
Menotti fu stroncata sul nascere dalle truppe del Duca. Dopo sarà la volta
della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.
La bibliografia
sull’argomento è ricchissima e contempla anche tutti i
testi scolastici. In considerazione dell’importanza storica
del personaggio, il comune di Modena lo ha celebrato
intitolando al Misley una via centrale della città, traversa
di Corso Ciro Menotti.
Per giungere a
tempi più moderni diversi membri della famiglia hanno
proseguito l’impegno politico e sono stati sindaci del
Comune di Marano sul Panaro dedicandosi con passione e
rettitudine all’amministrazione della cosa pubblica. Da Pio
Misley uno dei primi sindaci dopo l’unità d’Italia, a Silvio
Misley sindaco dal 1887 al 1889 ad Antonio Misley nel
1936.
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